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OBIETTIVI: LE MOTIVAZIONI DI UNA INIZIATIVA E I MODI PER REALIZZARLA

Le recenti provocazioni e gli stimoli ad avviare una riflessione di teoria generale hanno destato un vasto interesse e molti ritengono che la riflessione debba proseguire fra tutti coloro che condividono questa esigenza.

In effetti abbiamo una carenza di strumenti: comunichiamo le nostre riflessioni, oltre che con le monografie, attraverso i saggi e le relazioni a convegni, ma i saggi, che restano necessari, richiedono un grande impegno redazionale, vengono pubblicati dopo diverso tempo, e sono letti da pochi; dei convegni raramente rimane traccia e se vengono riportati in “atti” sono considerati materiale da archivio; così anche gli scritti celebrativi. Le riviste sono per lo più appannaggio di gruppi ristretti e così anche le newsletters, di tipo informativo, che iniziano a moltiplicarsi. Una volta si usavano le “lettere”, come quelle molto belle di Romagnosi a Vieussieux, ma lo strumento è ormai desueto.

Non si deve però pensare che la carenza che registriamo abbia solo carattere organizzativo. In realtà i problemi di circolazione delle idee derivano in primo luogo da un indebolimento del livello della scienza giuridica che, portato a compimento il compito di elaborare le categorie scientifiche dello Stato pluriclasse, autosufficiente e chiuso, ha consapevolezza della inattualità di quel modello, ma stenta ancora a individuare nuove vie di ricerca.

quindi opportuno stimolare una riflessione sulle problematiche che vengono sottaciute nella nostra attività di ricerca scientifica, nella consapevolezza che la fine di un ciclo storico pone anche le premesse per un nuovo inizio.

Diciamocelo con franchezza: sappiamo che la “sovranità” dello Stato è nozione desueta ma non possiamo prescinderne; le nostre categorie giuridiche si sono tutte formate nel presupposto di uno Stato chiuso e autosufficiente, ma il presupposto è ormai venuto meno; qualcuno si rifugia nella teorizzazione di un diritto mondiale ma sappiamo che non c’è; abbiamo preso atto dei processi di privatizzazione ma sono scarse le verifiche della utilizzabilità delle categorie civilistiche al di fuori dei contesti meramente patrimoniali; non si capisce più se l’interesse pubblico è ormai un ferro vecchio o se permane la necessità di capire in che modo si possa realizzare quel “contemperamento armonioso e necessario della socialità con l’individualità” di cui parlava agli inizi dell’800 Gian Domenico Romagnosi; l’Europa è diventata un dato indiscutibile del nostro sistema delle fonti ma a nessuno sfugge la crisi che attraversa; la nostra attenzione prevalente continua ad essere attratta da questioni interne di scarso rilievo effettivo.

Appare allora necessaria una riflessione con un metodo scientificamente corretto, capace di individuare meglio le nuove domande e di cercare le risposte essenziali.

Lo strumento che qui prende avvio, dopo molte discussioni con vari colleghi non solo italiani, intende promuovere una riflessione snella e aperta.

I numeri usciranno senza vincoli di periodicità e conterranno:

  • contributi su uno o due temi di teoria generale, redatti in forma libera, non eccessivamente lunghi;
  • un tema ricorrente sarà l’Unione Europea e sarà volto ad analizzare e a rafforzare i processi di formazione dell’Europa federale;
  • l’archivio dei contributi precedenti;
  • una sezione contenente informazioni e note (escluse le informazioni di convegni).

I testi saranno redatti in una lingua neolatina o in inglese.

Il modello iniziale è suscettibile di variazioni e assestamenti basati sull’esperienza.

PER INTERAGIRE

Chi vuole può interagire inviando commenti o contributi sui temi prescelti o proponendo altri temi attraverso un contributo. Tutti i contributi saranno bene accolti, purché rispondano ai criteri di scientificità e a quelli redazionali. Le proposte di nuove tematiche e il testo dei contributi vanno inviati all’indirizzo email: admin@ridiam.it

CRITERI REDAZIONALI

I testi dei contributi dovrebbero essere abbastanza brevi. La forma è libera. I riferimenti dottrinali possono essere omessi o inseriti nel corpo del testo.

Non è necessario dar conto di tutta la dottrina e di tutta la giurisprudenza. La pubblicazione sul blog non esclude che i lavori vengano pubblicati anche in riviste secondo i criteri redazionali delle stesse.

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