La nuova finalità dell’Unione Europea è quella di fare in modo che gli Stati che la compongono possano ancora, attraverso di essa, aver voce nel contesto mondiale e tutelare le proprie popolazioni nei bisogni che da soli non riuscirebbero a soddisfare. Ciò posto, l’assetto delle istituzioni europee attualmente vigente mostra delle evidenti carenze strutturali. L’ordinamento europeo risente in modo marcato della sua finalità originaria di dirimere i conflitti fra gli Stati membri ed è restato quindi chiuso, rivolto essenzialmente verso se stesso. Si è creato un disallineamento tra il potere e le responsabilità: il primo è suddiviso fra Unione Europea e Stati, mentre solo su questi grava la responsabilità di rispondere alla domanda sociale. L’Unione Europea appare come una automobile alla quale manca una ruota. Non si tratta di un meccanismo realizzato in parte che richiede solo di essere ulteriormente perfezionato: c’è uno squilibrio fra alcune parti ben funzionanti e altre che mancano.

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In questo breve scritto vorrei proporre alcune riflessioni da economista studioso dei processi innovativi, che nell’epoca odierna sono estremamente complessi e presentano aspetti sui quali vale la pena riflettere ai fini delle dinamiche di produzione di norme, leggi e istituzioni. Non a caso un economista Premio Nobel, Douglas North, è famoso per la sua teoria evolutiva delle Istituzioni.

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Una recente pronuncia del TAR Toscana (Sez. I, n.186/2018), inerente il conflitto di interessi nelle procedure selettive pubbliche, in particolare nelle procedure di reclutamento delle Università, offre un’utile occasione per riflessioni più generali che, muovendo da temi cari alla filosofia del diritto (“Linguaggio e diritto” in F. GENTILE), inducono a calare la tematica del “discorso normativo e l’interpretazione” in una dimensione rinnovata dalla logica di risultato, che informa il diritto amministrativo sia sostanziale sia processuale

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Il seminario di Firenze del 6 giugno scorso sulla complessità amministrativa ha confermato l’utilità della riflessione avviata e la necessità di approfondire il tema. Riteniamo opportuno, quindi, proseguire la ricerca attraverso l’analisi di una serie di casi concreti che possono riguardare o l’insieme dei provvedimenti e delle attività che devono essere poste in essere da un ufficio o alcuni specifici procedimenti (come quelli connessi all’avvio dell’esercizio di attività economiche, o alle licenze edilizie, o alla costruzione di opere pubbliche, o alla ricostruzione dopo eventi calamitosi o altre ancora).

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Il tema è quello della polivalenza delle norme giuridiche. È un aspetto particolare del tema più generale della polivalenza delle nozioni giuridiche. Il problema andrebbe inquadrato nel contesto più generale dell’attuale “società dell’incertezza”, caratteristica di tutte le fasi di trasformazione e oggi particolarmente viva per la rapida evoluzione dei rapporti sociali, economici, e quindi giuridici e l’evidente obsolescenza delle certezze.

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Trasmetto queste brevissime osservazioni, in parte esposte in altra sede (E.N.Fragale, (Br)Exit and voice nella crisi esistenziale dell’Unione europea, Istituzioni del federalismo, 2016, numero speciale http://www.regione.emilia-romagna.it/affari_ist/Speciale_2016/Fragale.pdf), per offrire un piccolo contributo alla discussione, assai vivace, circa il ruolo esercitato dall’ordoliberalismo tedesco nella genesi della crisi dell’eurozona.

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Se si cerca di entrare nella dimensione della complessità amministrativa senza farsi attrarre dalla logica puramente sottrattiva del “pensiero semplificante” (come lo ha definito in modo efficace, sul piano epistemologico, E. Morin) si aprano grandi prospettive di intervento per arrivare davvero ad una maggiore efficienza e ad una maggiore efficacia dell’attività amministrativa. E, probabilmente, anche spazi per la ridefinizione di diversi istituti tradizionali del diritto amministrativo.

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Ringrazio gli organizzatori per la possibilità che mi offrono di celebrare uno dei miei Maestri con il quale ho condiviso periodi di intensa collaborazione nel Centro studi della Cisl e nella rivista Quaderni del pluralismo, e perché mi stimolano a riprendere la riflessione sugli enti pubblici associativi (“aspetti del rapporto fra gruppi sociali e pubblico potere”) pubblicato al n. 11 della biblioteca di diritto privato.

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