Le istituzioni dopo la crisi

Cari colleghi e amici,

abbiamo tutti la sensazione che usciremo dalla crisi consapevoli della inadeguatezza di una buona parte dello strumentario istituzionale, organizzativo e più in generale giuridico del quale disponiamo.

Non sarebbe utile allora affrontare insieme nel prossimo futuro il tema “Le istituzioni dopo la crisi“?

Elenco qualcuno dei profili, alcuni dei quali affascinanti, senza pretesa di completezza.
– Stanno circolando indicazioni etiche in base alle quali i medici dovrebbero decidere chi curare (far vivere!) o no.

A parte che se ne trae conferma che l’organizzazione è la misura, se non la fonte, dei diritti che richiedono prestazioni. Ma che fine ha fatto la categoria dei diritti indegradabili? (NB come diceva Romagnosi, non basta enunciarli per ottenerne la soddisfazione). E poi: la questione può essere rimessa alle norme deontologiche?

– Un assetto ordinario, adeguato, delle istituzioni deve essere in grado di affrontare, se non le emergenze, quantomeno le crisi che ciclicamente si verificano.
Ma, allora,
– non bisogna ripensare alle istituzioni europee, delle quali stiamo constatando, per l’ennesima volta, l’inadeguatezza? E cosa sarebbe successo se alla crisi italiana non si fosse aggiunta la previsione di una analoga crisi degli altri paesi?
– e il regionalismo? Non sarebbe opportuna una riflessione al riguardo, in modo che l’assetto sia rispettoso delle autonomie ma risponda nel contempo al criterio di individuazione della responsabilità ultima e di corrispondenza fra poteri e responsabilità?

– I provvedimenti restrittivi di libertà costituzionalmente garantite sono stati in parte adottati con atti amministrativi. I colleghi costituzionalisti hanno già avviato una riflessione, ma non è il caso di fare anche noi un approfondimento sui poteri di ordinanza del Governo, della Protezione civile, dei cd commissari e dei sindaci?

– Alla emergenza ambientale seguirà una recessione economica. Sarebbe l’occasione per rivedere una serie di problemi istituzionali: ad esempio, il ruolo del pubblico nell’economia; la fragile conformazione della nostra CDDPP, singolare nel panorama europeo.

– Alla crisi economica si accompagnerà la spinta alla semplificazione, fino alla cd generalizzazione del modello Genova. Ma ci si rende conto di ciò che significa? Forse bisogna rivedere anche le norme europee sugli appalti, troppo di dettaglio, ma non si può tornare ai mercati nazionali e alle chiusure fiduciarie.

– Il Presidente del Consiglio di Stato ha adottato opportune misure per lo svolgimento dei processi durante la crisi, alcune delle quali potrebbero essere mantenute a regime.

Si potrebbero anche rivedere le norme che inducono a richiedere la sospensiva solo al fine di ottenere il merito a breve.

– La didattica nelle scuole e nelle Università si stava trascinando senza alcuna verifica della sua adeguatezza. Senza sostituirla con l’e-learning, non è l’occasione per pensare a un rinnovamento?

Su questi temi riparte il dibattito in Ridiam.it

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