Nel dibattito sul regionalismo differenziato si ripetono gli errori che si sono fatti nella riforma del Titolo V I principali sono 2: 1) le soluzioni adottate non hanno tenuto conto del problema essenziale: qualsiasi soluzione si adotti presuppone che si sia individuato un punto di equilibrio fra due esigenze opposte: quella dell’uguaglianza e quella della differenziazione accettabile (è chiaro che l’autonomia implica la possibilità di differenziarsi). 2) Non si è avuta consapevolezza del fatto che il tema del rapporto Stato- Regioni va contestualizzato nell’assetto complessivo dei pubblici poteri.

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“Introduzione al convegno di presentazione dei Saggi e scritti scelti di Giampaolo Rossi” Pasquale de Lise Sono lieto di trovarmi qui, a Palazzo Spada, in questa magnifica Sala di Pompeo, nella quale sono entrato per la prima volta circa cinquanta anni fa da referendario, che ho a lungo frequentato e di ritornarvi in questa occasione: la presentazione degli scritti di un caro amico e di un illustre personaggio, il Professore Emerito dell’Università di Roma Tre, Giampaolo Rossi, cui vanno rivolte le più vive felicitazioni per la recente nomina a professore onorario dell’Università di Pechino, presentazione alla quale interverranno studiosi di rango molto elevato e di diverse nazionalità.

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La nuova finalità dell’Unione Europea è quella di fare in modo che gli Stati che la compongono possano ancora, attraverso di essa, aver voce nel contesto mondiale e tutelare le proprie popolazioni nei bisogni che da soli non riuscirebbero a soddisfare. Ciò posto, l’assetto delle istituzioni europee attualmente vigente mostra delle evidenti carenze strutturali. L’ordinamento europeo risente in modo marcato della sua finalità originaria di dirimere i conflitti fra gli Stati membri ed è restato quindi chiuso, rivolto essenzialmente verso se stesso. Si è creato un disallineamento tra il potere e le responsabilità: il primo è suddiviso fra Unione Europea e Stati, mentre solo su questi grava la responsabilità di rispondere alla domanda sociale. L’Unione Europea appare come una automobile alla quale manca una ruota. Non si tratta di un meccanismo realizzato in parte che richiede solo di essere ulteriormente perfezionato: c’è uno squilibrio fra alcune parti ben funzionanti e altre che mancano.

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In questo breve scritto vorrei proporre alcune riflessioni da economista studioso dei processi innovativi, che nell’epoca odierna sono estremamente complessi e presentano aspetti sui quali vale la pena riflettere ai fini delle dinamiche di produzione di norme, leggi e istituzioni. Non a caso un economista Premio Nobel, Douglas North, è famoso per la sua teoria evolutiva delle Istituzioni.

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Una recente pronuncia del TAR Toscana (Sez. I, n.186/2018), inerente il conflitto di interessi nelle procedure selettive pubbliche, in particolare nelle procedure di reclutamento delle Università, offre un’utile occasione per riflessioni più generali che, muovendo da temi cari alla filosofia del diritto (“Linguaggio e diritto” in F. GENTILE), inducono a calare la tematica del “discorso normativo e l’interpretazione” in una dimensione rinnovata dalla logica di risultato, che informa il diritto amministrativo sia sostanziale sia processuale

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Il seminario di Firenze del 6 giugno scorso sulla complessità amministrativa ha confermato l’utilità della riflessione avviata e la necessità di approfondire il tema. Riteniamo opportuno, quindi, proseguire la ricerca attraverso l’analisi di una serie di casi concreti che possono riguardare o l’insieme dei provvedimenti e delle attività che devono essere poste in essere da un ufficio o alcuni specifici procedimenti (come quelli connessi all’avvio dell’esercizio di attività economiche, o alle licenze edilizie, o alla costruzione di opere pubbliche, o alla ricostruzione dopo eventi calamitosi o altre ancora).

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Il tema è quello della polivalenza delle norme giuridiche. È un aspetto particolare del tema più generale della polivalenza delle nozioni giuridiche. Il problema andrebbe inquadrato nel contesto più generale dell’attuale “società dell’incertezza”, caratteristica di tutte le fasi di trasformazione e oggi particolarmente viva per la rapida evoluzione dei rapporti sociali, economici, e quindi giuridici e l’evidente obsolescenza delle certezze.

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Trasmetto queste brevissime osservazioni, in parte esposte in altra sede (E.N.Fragale, (Br)Exit and voice nella crisi esistenziale dell’Unione europea, Istituzioni del federalismo, 2016, numero speciale http://www.regione.emilia-romagna.it/affari_ist/Speciale_2016/Fragale.pdf), per offrire un piccolo contributo alla discussione, assai vivace, circa il ruolo esercitato dall’ordoliberalismo tedesco nella genesi della crisi dell’eurozona.

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Se si cerca di entrare nella dimensione della complessità amministrativa senza farsi attrarre dalla logica puramente sottrattiva del “pensiero semplificante” (come lo ha definito in modo efficace, sul piano epistemologico, E. Morin) si aprano grandi prospettive di intervento per arrivare davvero ad una maggiore efficienza e ad una maggiore efficacia dell’attività amministrativa. E, probabilmente, anche spazi per la ridefinizione di diversi istituti tradizionali del diritto amministrativo.

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